sabato 21 febbraio 2015

Ospiti


Teatro San Babila
Dal 20 febbraio al 1 marzo
Cesare Bocci, Marco Bonini, Eleonora Ivone
(testo e regia di Angelo Longone)

Ospiti




Un grande successo al teatro San Babila per la prima dello spettacolo Ospiti, la commedia scritta e diretta da Angelo Longoni, che porta sul palcoscenico gli aspetti tragicomici dei rapporti di coppia, tra matrimoni finiti, separazioni non accettate e relazioni iniziate per uno scambio di persona.
Magistrale l'interpretazione di Cesare Bocci, Eleonora Ivone e Marco Bonini, che prestano le loro voci e i loro gesti rispettivamente a Leo, uno scrittore comico «alcolista, cinico e misantropo» («Io non odio l'Umanità; odio tutte le persone prese una per una»; «La casa piena di gente? Meglio una colica!»), con una recente separazione alle spalle, il «terrore dei sentimenti» e una concezione del matrimonio come condanna all'ergastolo; Sara, un'aspirante attrice «masochista, con la "Sindrome di Stoccolma"» («Amavo il mio aguzzino») ma anche una laurea in antropologia e tanta voglia di vivere; Franco, un ex fidanzato «paranoico, ossessivo-compulsivo, peggio della Gestapo», che crede la gelosia sia «un afrodisiaco» ed è incapace di accettare l'abbandono :
«Se non mi ami non fa niente: posso farlo io per tutti e due»; «L'ho seguita, spiata, minacciata, picchiata...ma solo per convincerla che l'amavo...e comunque le ho sempre chiesto scusa».
Tre personaggi disadattati, le cui vicende si intrecciano sullo sfondo di un equivoco, uno scambio di identità che porta Leo al centro della vita dell'affascinante e sconosciuto Giorgio, prendendone in affitto l'appartamento e in prestito gli abiti, ricevendone le telefonate e le visite, sostituendosi a lui nella relazione con Sara e dunque nella rivalità con Franco. La figura di Giorgio diviene una sorta di alter ego ideale con cui entrambi i protagonisti vorrebbero identificarsi, per sottrarsi alla propria insicurezza, riscattarsi dalla disperazione e dal fallimento della loro vita sentimentale; ma qualsiasi tentativo di sfuggire alla loro identità («Hai fatto bene a lasciarmi; anch'io mi lascerei, se potessi») o di annebbiare la consapevolezza di sé per mezzo dell'alcool («Il fegato è un organo sopravvalutato»; «L'alcool aiuta a vedere le cose con più lucidità») non farò che approfondire in loro la convinzione che «Ci toccherà la fatica di essere noi stessi» o di scegliere il suicidio, «la peggiore forma d'impazienza» verso un risultato cui comunque la vita "porta naturalmente" («Essere innamorati non è un problema: prima o poi passa»).
Molto diversa la personalità di Sara, che s'improvvisa simpatica «psicologa in body di leopardo» e con femminilità, intelligenza e coraggio sconfessa lo «stereotipo della coppia» («Tutti si sposano per narcisismo») e dirige le vicende degli uomini che la circondano, affermando la propria indipendenza, difendendo la libertà conquistata e il diritto di "dire no" anche a costo di prendere a calci il passato dall'eleganza delle sue scarpe di vernice rossa (con tacco).
In questa commedia, il cui finale resta sospeso tra una dichiarazione d'amore e una pistola inceppata che però ricomincia a funzionare, il sesso "debole" prende la propria rivincita sulla prevaricazione dell'uomo, che si rivela qui infantile, capriccioso e incapace di accettare le sconfitte, i rifiuti, gli insuccessi personali, rifugiandosi nell'autolesionismo o nella violenza.

«Ti sembrerà strano, ma alle donne non piace essere picchiate. Tranne ad alcune. Ma quelle le riconosci:  indossano delle tute in latex, usano le fruste e hanno delle manette appese al fianco!».

 Sta alla donna, in fondo incompresa nella nuova immagine e nel nuovo ruolo sociale che è andata costruendosi, il compito di difendersi, di gridare la propria volontà, di ridisegnare i confini della sua indipendenza, con eleganza, provocazione, ironia e decisione. Perché anche ai lei tocca la "fatica di essere se stessa", ma sembra riuscire a farlo con disinvoltura, determinazione e apparente leggerezza, senza maschere e senza espedienti, che non siano scarpe col tacco e un body di leopardo un po' scollato... ma non troppo.